Il porto di Chioggia | Il Porto | Storia | Epoca Romana


  Gli studi archeologici attuati sulla nave romana di età augustea, rinvenuta nel 1980 in Valle Ponti presso Comacchio, ancora con il suo carico originario e quindi in stato di conservazione ottimale per ricavarne preziose notizie storiche, confermano che fino ad allora, pur con i ben limitati mezzi disponibili, esisteva un traffico misto fluvio-marittimo che consentiva, costeggiando l’Adriatico, di giungere direttamente con specifiche imbarcazioni adatte sia alla navigazione marittima che a quella fluviale, a conferire i propri prodotti nei mercati dell’entroterra, risalendo anche i corsi fluviali.
  Questa scoperta va quindi a confermare ulteriormente che, fin dal tempo degli antichi Romani, risultavano praticati in modo consueto i percorsi endolagunari dell’Alto Adriatico che consentivano di collegare Ravenna con Trieste. Queste vie d’acqua interne, in parte erano naturali, in parte erano costituite da canali artificiali (fossae) appositamente scavati, per facilitare alle imbarcazioni di maggior pescaggio, che si venivano a costruire in corrispondenza con il progressivo sviluppo della portualità lagunare, la navigazione interna alle lagune e i collegamenti fra queste e le vie fluviali.
  Il fatto che Chioggia trovi il suo stesso nome storicamente legato alla fossa Clodia (tav. I) attesta senz’altro che la città ebbe nei secoli non solo la vocazione adriatica che le è riconosciuta peculiare, ma fu anche centro nevralgico di raccordo fra mare e vie fluviali, sviluppando scambi e commerci con i centri del Veneto attraverso Adige, Brenta e Bacchiglione e con la Pianura Padana attraverso il Po, fino a giungere alla Svizzera.

Immagine