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Nel XVI secolo, con le crescenti difficoltà vissute dalla Repubblica, peraltro molto poco sostenuta dalle altre potenze europee, contro i Turchi fortemente aggressivi ed estremamente potenti, nonché con la pressione degli stati confinanti, si riduceva inesorabilmente la dimensione dell’impero coloniale veneziano. Nel contempo, proprio per dotarsi di un cuscinetto territoriale di protezione militare, Venezia si impegnava a conquistare nuovi spazi nell’entroterra padano.
In questo periodo, nel quadro dei dispositivi creati dalla Serenissima per attuare i suoi programmi di difesa militare, stante la posizione di Chioggia particolarmente attaccabile dal nemico, ebbe luogo, nonostante le proteste dei Chioggiotti, l’escavo del Canale della Cava (l’attuale canale in cui si trova il Ponte Lungo) con la finalità di rendere la città esclusivamente insulare.
L’esecuzione del provvedimento della Serenissima non poteva non comportare un determinante riflesso negativo per la città che, limitata forzatamente nel suo territorio, vedeva ulteriormente intensificarsi il suo isolamento territoriale ed accentuarsi la sua propensione marittima.
Proprio in questo secolo le grandi potenze europee cominciarono ad usufruire appieno della rivoluzione indotta nei commerci mondiali dall’apertura delle nuove rotte oceaniche verso le Americhe e le Indie, conseguentemente alle scoperte dei grandi navigatori.
Diveniva così fatale che Venezia dovesse seguire il destino di progressiva decadenza commerciale, cui era destinata l’intera area Mediterranea che fino ad allora era risultata basilare per l’intera economia mondiale.
Costretta ad un drastico ridimensionamento in mare, la Repubblica con la sconfitta di Agnadello da parte della Lega di Cambrai veniva definitivamente bloccata anche nell’espansionismo in terraferma.
Se la diplomazia e il governo della Repubblica, comunque, nonostante i rovesci militari e la coalizione delle potenze europee contro di essa, nel XVI secolo riuscirono miracolosamente a mantenere, anzi a migliorare le già floride condizioni economiche della Serenissima, favorendo nel contempo l’attuazione in Venezia di un assetto urbano di uno straordinario splendore architettonico ed artistico, a Chioggia la situazione non risultava altrettanto positiva.
Infatti le ridotte dimensioni dell’impero coloniale vennero a comportare nei traffici marittimi chioggiotti, in condizioni ben meno protette e solide di quelli veneziani, un progressivo ridimensionamento, che a sua volta veniva a ripercuotersi anche nei traffici per navigazione interna.
In conseguenza a questa riduzione dell’attività mercantile la flotta marittima chioggiotta per alcuni periodi dell’anno cominciò ad essere attrezzata ed impiegata per la pesca in mare, dando così luogo all’inizio di quella epopea di coraggio e folclore che rappresentò Chioggia quale città della pesca per antonomasia. Da allora infatti fino agli inizi del XX secolo la città fu conosciuta in tutto l’Adriatico per la costante presenza dei suoi pescatori lungo le coste italiane e istriano-dalmate.
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