Il porto di Chioggia | Il Porto | Storia | XVIII Secolo


  Nel XVIII secolo, allorché la Serenissima venne a perdere il suo impero coloniale, anche Venezia perse definitivamente e completamente il ruolo di ponte commerciale fra Oriente ed Occidente, per assumere quello ben più modesto e meno prestigioso di porto dell’entroterra veneto.
  Ciò comportò non solo difficoltà di rapporti fra Venezia e i centri veneti dell’entroterra, in quanto questi avrebbero avuto più convenienza economica ad acquistare merci direttamente da altri porti d’Italia, ma ingenerò nel porto di Venezia stesso una situazione di necessità tale da spingerlo a divenire concorrenziale con quello di Chioggia, addirittura anche per gli scambi ed i commerci di meno significativa entità .
  A seguito del fatto che, perdurando questo stato di cose, il porto di Chioggia veniva ad essere interessato solo da traffici di trascurabile importanza, la marineria da carico d’alto mare fu destinata ad impoverirsi fortemente e a divenire scadente ed obsoleta .
  Per contro prendeva corpo una flottiglia peschereccia sempre più ampia ed attrezzata, grazie al progressivo eclissarsi delle grosse imbarcazioni (tartane e pieleghi) che per la gestione richiedevano equipaggi numerosi, a favore del bragozzo che così diveniva il vero e proprio messaggero di Chioggia nell’Adriatico.
  Dal punto di vista imprenditoriale ciò significava il passaggio dalla figura del paron di barche, che implicava la concentrazione della produzione peschereccia nelle mani di un ridotto numero di proprietari di grosse barche molto costose, e quella del proprietario del bragozzo, che per le sue esigenze gestionali poteva limitarsi all’ambito familiare. Ciò permetteva di allargare fortemente la flottiglia peschereccia grazie ai bassi costi di costruzione delle barche e alla facilità di armamento delle stesse.

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